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Editoriale novembre 2012

L’Associazione ha svolto numerosi interventi e predisposto diverse note trasmesse nelle diverse sedi amministrative ed in Parlamento. Ha inoltre partecipato e parteciperà nei prossimi giorni ad importanti convegni e manifestazioni pubbliche.

Si indicano alcuni recenti interventi svolti dalla Vice Presidente dott.ssa Ferruzzi.

·Commissione Ambiente della Camera nel corso della quale ha illustrato le proposte ANIDA sul disegno di legge recante modificazioni al decreto legislativo 152/2006 ed altre disposizioni ambientali.

·Fiera RemTech 2012 segnalando l’esigenza che nelle gare di appalto pubbliche le Commissioni giudicatrici attribuiscano alle aziende partecipanti il corretto punteggio secondo i criteri stabiliti dalle norme vigenti.

·Seminario sulla recente regolamentazione sulle terre e rocce da scavo prospettando l’esigenza di un intervento di chiarimento del Ministero Ambiente riguardo alle metodiche analitiche ed i criteri per la determinazione della composizione dei materiali di origine antropica e della loro percentuale ai fini della classificazione.

 

Gli interventi suddetti della Vice Presidente ANIDA sono disponibili su esplicita richiesta da formulare all’Associazione.

NOVITA’: Bonifiche e servizi pubblici locali.

1.       Osservazioni sulla nuova delibera in materia di bonifica del Comitato nazionale dell’Albo gestori ambientali.

2.       Ricorsi all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ed alle stazioni appaltanti contro due recenti bandi di gara sulle bonifiche. Sono disponibili su esplicita richiesta da formulare all’Associazione.

3.       Considerazioni positive sulle nuove regole concernenti gli affidamenti dei servizi pubblici locali costituiti dal servizio idrico integrato e dalla gestione dei rifiuti solidi urbani.

Documentazione:

a)      Bonifiche.

Si segnalano di seguito l’Interrogazione presentata dal PD “Iniziative urgenti per il rilancio delle politiche di bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale e regionale” e la risposta del Sottosegretario del Ministero Ambiente Fanelli.

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-08155

presentata da

RAFFAELLA MARIANI

mercoledì 17 ottobre 2012, seduta n.705


MARIANI, BRATTI, REALACCI, BENAMATI, BOCCI, BRAGA, ESPOSITO, GINOBLE, IANNUZZI, MARANTELLI, MARGIOTTA, MORASSUT, MOTTA e VIOLA. -

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

- Per sapere - premesso che:

la gestione dei siti contaminati costituisce uno dei più delicati problemi ambientali da affrontare; la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi è una pericolosa minaccia per la salute delle popolazioni che vivono in prossimità delle zone interessate;

la presenza di sostanze potenzialmente pericolose nel suolo, sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee rappresenta un rischio per l'ambiente e gli ecosistemi;

un ruolo di primo piano, nella gestione dei procedimenti di bonifica dei siti di interesse nazionale, è svolto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a cui è affidato il ruolo di responsabile dei procedimenti di bonifica;

la gestione di tali procedimenti è particolarmente complessa, in quanto in ciascuna delle 57 aree perimetrate di interesse nazionale ricadono proprietà di diversi soggetti (pubblici e privati) e le attività hanno ricadute socio-economiche e politiche molto rilevanti che spesso rallentano e ostacolano l'avvio degli interventi;

il territorio interessato, per estensione dei siti, per numero di aziende e per realtà sociali coinvolte, è estremamente ampio;

i tempi necessari per avviare e concludere tutti i procedimenti di bonifica di cui ha bisogno il paese sono evidentemente lunghi, ma è altresì doveroso investire risorse ed energie sin da subito proprio per evitare un'eccessiva dilatazione dei tempi;

è necessario individuare modalità di azione che permettano di superare le difficoltà incontrate fino ad ora, al fine di risolvere anche i numerosi contenziosi sorti a causa dell'attribuzione delle responsabilità dell'inquinamento e degli oneri di bonifica;

la lentezza con cui si sta procedendo danneggia inevitabilmente l'intero sistema produttivo, aggravando una difficile situazione causata dalla contingenza economica, ed è necessario ed urgente da un lato snellire le procedure amministrative e gli adempimenti e dall'altro garantire un efficace rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e del regime sanzionatorio;

i 57 siti di interesse nazionale comprendono le aree maggiormente inquinate d'Italia: tra queste i petrolchimici di Porto Marghera, Brindisi, Priolo, Gela, Taranto, le aree industriali di Pioltello Rodano, Bagnoli-Coroglio, Sassuolo, Fidenza, Crotone, Trieste, Massa Carrara, Piombino, Livorno, Serravalle Scrivia, bacino del fiume Sacco, litorale domizio-flegreo e agro aversano; vi sono, inoltre, aree di particolare interesse naturalistico e paesaggistico, che hanno subito fenomeni di contaminazione quali il Lago Maggiore (sito di Pieve Vergente), le lagune di Grado e Marano, Venezia e Orbetello; spesso le problematiche relative all'inquinamento delle matrici ambientali (suolo, acque sotterranee e superficiali, sedimenti) sono strettamente correlate all'insorgenza di problematiche sanitarie;

numerose sono le aree di interesse nazionale la cui bonifica stenta ad avviarsi, sia per questioni tecniche, spesso legate all'interpretazione della normativa, sia per insufficienza di finanziamenti dedicati a queste aree, sia per pericoli legati allo stato dell'ambiente, con eventuali ripercussioni sanitarie, sia per eventuali processi di reindustrializzazione che necessitano interventi immediati e risolutivi;

per quanto riguarda le risorse che sono state tolte ai fondi destinati al grande tema delle bonifiche relativamente ai siti di interesse nazionale, bisogna rilevare come ormai da diversi anni, dalla definizione di questi siti, ci si trova in presenza di diversi studi, di numerosi approfondimenti, ma purtroppo pochissimi territori sono stati restituiti nelle condizioni iniziali o in condizioni tali da attivare dei processi di reindustrializzazione;

le politiche di bonifica dei siti industriali non rappresentano un aggravio dei conti pubblici, ma bensì un'opportunità importante per rilanciare la nostra economia attraverso un'opera davvero utile come la messa in sicurezza ambientale del territorio e la tutela della salute dei cittadini;

secondo quanto stabilito dalla delibera CIPE n. 166 del 2007 - nell'ambito del quadro strategico nazionale 2007-2013 - le risorse da ripartire negli interventi di bonifica sarebbero dovute ammontare a 3.009 milioni di euro, a valere sul fondo aree sottosviluppate, ma le risorse che erano state stanziate dal Governo Prodi sono state completamente cancellate dal Governo Berlusconi con la delibera CIPE del 6 marzo 2009, lasciando un generico conferimento dei fondi Fas;

le scelte adottate a livello governativo appaiono anche in contrasto con i principi sanciti dall'articolo 252-bis del Codice ambientale che prevede percorsi accelerati per interventi di bonifica e reindustrializzazione con prodotti e processi ecosostenibili;

secondo quanto emerso dai lavori della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, le bonifiche in Italia presentano diverse criticità, per il superamento delle quali sono state individuate alcune possibili soluzioni, tra cui:

a) semplificazione del quadro normativo e amministrativo di settore;

b) maggiore chiarezza delle indicazioni tecniche, attraverso l'emanazione di linee-guida condivise a livello nazionale;

c) intensificazione dei controlli e della vigilanza istituzionale sulle attività di bonifica dei siti contaminati;

d) costante aggiornamento e verifica dei funzionari degli enti di controllo preposti alla gestione dei procedimenti di bonifica e alla verifica degli interventi;

e) istituzione di un albo dedicato alle imprese che operano nel campo della bonifica dei siti contaminati allo scopo di facilitare le attività di controllo -:

quali provvedimenti intenda assumere il Governo - entro il termine della legislatura - per l'attività di bonifica e di messa in sicurezza ambientale dei siti di interesse nazionale e regionale e per stabilire una tempistica degli interventi che verranno avviati, adeguando il quadro tecnico-normativo alle indicazioni suggerite dalla Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed individuando infine, per ogni intervento, le risorse finanziarie che saranno stanziate a decorrere dall'anno 2012. (5-08155)

TESTO DELLA RISPOSTA

In merito all’interrogazione a risposta immediata presentata dall’onorevole Mariani ed altri, con la quale si chiede di conoscere i provvedimenti che il Governo intenda assumere per l’attività di bonifica e di messa in sicurezza ambientale dei siti di interesse nazionale e regionale, si rappresenta quanto segue.

Il settore delle bonifiche presenta diverse rilevanti problematiche, tra le quali sono di particolare criticità l’inadeguata definizione degli obiettivi della bonifica, spesso non correlati alla successiva destinazione, civile o industriale, dei siti e la dimensione della perimetrazione dei siti stessi, determinata in alcuni casi non in relazione alle reali necessità ambientali.

Da tale stato di fatto è derivato in primo luogo un elevato tasso di contenzioso sulle attività in corso e, soprattutto una evidente sproporzione tra risorse economiche richieste e risorse disponibili o reperibili.

In questo quadro, sebbene il tema delle risorse rimanga determinante, occorre comunque dare priorità ad una accorta ridefinizione delle regole che consentirà un utilizzo più efficiente dei fondi disponibili.

Già con l’articolo 36-bis della legge n. 134 del 2012 recante « Razionalizzazione dei criteri di individuazione dei siti di interesse nazionale », il Governo ha avviato questa opera di risistemazione normativa, prevedendo una ricognizione dei siti attualmente classificati SIN con possibilità di ridefinirne il perimetro su richiesta della regione e sentiti gli enti locali interessati.

Proprio nei giorni scorsi, poi, con un apposito articolo inserito nel disegno di legge cosiddetto « Semplificazione bis », si prevede uno snellimento della procedura di bonifica e messa in sicurezza.

Innanzitutto l’articolo chiarisce che gli interventi di messa in sicurezza operativa, messa in sicurezza permanente e bonifica, complessivamente disciplinati dal titolo V, parte IV del codice dell’ambiente, hanno l’obiettivo di tutelare la salute (prevenire, eliminare e ridurre i rischi sanitari derivanti dalla contaminazione) e non la riparazione delle matrici ambientali, che resta nell’ambito della disciplina del danno ambientale di cui alla parte VI del decreto legislativo n. 152 del 2006.

Allo stesso tempo si delimita meglio il campo di applicazione delle disposizioni dettate dalla parte VI del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, riguardanti la tematica più ampia della riparazione del danno ambientale, inteso come lesione delle risorse naturali e dei servizi da esse offerti.

Gli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale, in ossequio al principio comunitario « chi inquina paga », continueranno comunque ad essere posti a carico dei soggetti responsabili della contaminazione, o dei soggetti che, anche se non responsabili, sono comunque interessati ad effettuare gli interventi anzidetti. L’operatore interessato a effettuare, di sua iniziativa e a proprie spese, interventi di bonifica del suolo (con riduzione della contaminazione ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazioni di soglia di contaminazione, e di eliminazione dei rischi sanitari derivanti da acque di falda contaminate), presenta all’amministrazione competente il progetto degli interventi e i relativi elaborati tecnici esecutivi, il cronoprogramma di svolgimento dei lavori e la documentazione tecnica dalla quale risulti la non interferenza del progetto di riutilizzo dell’area con gli eventuali interventi di bonifica della falda. Sono stabiliti tempi e procedure certe per l’acquisizione delle autorizzazioni e dei nulla osta necessari, nonché per l’espletamento delle attività prescritte. Con tempi e modalità altrettanto certi verrà poi determinata la buona riuscita delle attività di bonifica (riduzione della contaminazione ed eliminazione dell’eventuale rischio sanitario) cui seguirà l’acquisizione della disponibilità dell’area interessata per gli usi legittimi. Le nuove disposizioni si applicheranno anche agli interventi di messa in sicurezza operativa, fermo il potere dell’ARPA e delle amministrazioni territorialmente competenti di richiedere, in ogni tempo, misure integrative, l’implementazione delle attività di monitoraggio, e gli ulteriori interventi di messa in sicurezza operativa che dovessero risultare necessari con riferimento ai rischi derivanti dalla contaminazione del suolo e delle acque.

In merito alle risorse finanziare si precisa che per il 2012, oltre alle specifiche disposizioni per il sito di Taranto, sono state stanziati 20.000.000,00 di euro per le bonifiche. I provvedimenti di riparto di queste, certamente insufficienti, risorse sono ancora all’esame degli organi di controllo e solo successivamente al positivo riscontro sarà possibile provvedere al trasferimento delle risorse agli enti destinatari.

Per gli anni successivi il Ministero dell’ambiente, per introdurre nel settore delle bonifiche elementi di certezza programmatica, ha anche avviato l’elaborazione di un Piano nazionale delle bonifiche.

Il piano, che sarà completato dal Ministero nelle prossime settimane, sarà la sede nella quale sarà definito il cronoprogramma delle attività ed il quadro delle risorse economiche da impegnare su base pluriennale.

b)      Piano strategico di ricerca per la gestione sostenibile dei rifiuti:

Il Piano è stato predisposto dalla Piattaforma Tecnologica Italiana “Gestione Sostenibile Rifiuti”, di cui fa parte ANIDA. Esso contiene alcuni temi di ricerca, tra i quali: trattamenti finalizzati al recupero di materiali e metalli-critici da matrici complesse, trattamenti termici avanzati con recupero di materia ed energia a bassa emissione di CO2.

c)       Green Economy per le imprese di difesa dell’ambiente – Intervento della Vice Presidente ANIDA – Dott.ssa Ferruzzi

“Come molti dei presenti sanno, la Green Economy o Economia Verde è intesa come un modello di sviluppo economico che prende in considerazione anche l’impatto ambientale, cioè i potenziali danni all’ambiente i quali devono essere contenuti entro i limiti accettabili. L’Economia Verde viene percepita come “un modo di vivere e di pensare, come una nuova visione del mondo che cambia, come il futuro che ci aspetta”.

Chi non vede lo sviluppo economico sotto questa prospettiva è un cieco destinato a rimanere nel chiuso dei vecchi meccanismi produttivi.

Queste sono alcune affermazioni di base dei sostenitori della Economia Verde, la quale è diventata di gran moda.

Molti, infatti, si vestono e parlano di “green”.

Noto che i seguaci ed i discepoli dell’economia verde aumentano di giorno in giorno anche se poi sono gli stessi che inquinano e non praticano, ad esempio, la raccolta differenziata.

Insomma, vige anche in questo caso il vecchio detto: “Si predica bene e si razzola male”.

Comunque, oggi è impensabile prescindere da questo modo di vivere e di pensare che si sta manifestando e diffondendo anche a livello politico.

Il Ministro  dell’Ambiente sostiene, ad esempio, che “la Green Economy non è una delle scelte possibili, ma costituisce l’unico modo praticabile dell’economia per i prossimi anni. Questo nuovo vento produrrà, un cambiamento strutturale del sistema Italia nella direzione della eco-sostenibilità associata ad obiettivi economicamente plausibili, cioè accettabili sul piano logico”.

“In questo delicato periodo finanziario internazionale occorre tuttavia un approccio pragmatico affinché la Green economy diventi realmente la nuova frontiera”.

Ecco, condivido pienamente questo avvertimento che invita ad essere pragmatici e non integralisti vista la situazione economica attuale con le annesse molte manovre finanziarie avviate dal Governo in questo ultimo periodo.

Non mancano convegni ed appelli in ordine alle prospettive che la Green Economy presenta soprattutto in periodi di crisi economica.

In realtà, essa potrebbe, al pari delle infrastrutture, agire come volano di investimenti pubblici e privati.

Ciò premesso, vorrei ora accennare ai rapporti tra l’economia verde e l’attività imprenditoriale finalizzata alla difesa dell’ambiente.

Non mi sembra che ci siano dubbi sul fatto che il concetto di Economia Verde si estenda anche all’attività di smaltimento dei rifiuti, di depurazione delle acque inquinate e di bonifica dei siti contaminati.

Tutte queste attività debbono infatti garantire un impatto ambientale minimo. Ma non sfugge l’altro fatto che le imprese che svolgono le attività finalizzate alla difesa dell’ambiente sono, nel contempo, anche strumento e mezzo per lo sviluppo dell’Economia Verde.

Le imprese di difesa dell’ambiente hanno, infatti, un duplice rapporto nell’ambito della Green Economy: da un lato, la loro attività, come tutte le altre attività produttive, produce impatti ambientali, che devono essere, come già detto, di livello minimo. Dall’altro, le imprese ambientali sono espressione intrinseca della Economia Verde in quanto nascono con la vocazione di difendere l’ambiente.

L’impresa di difesa dell’ambiente è dunque figlia legittima della Green Economy.

Per questa funzione, l’impresa di difesa dell’ambiente deve essere maggiormente considerata, deve godere di più attenzione da parte delle Istituzioni e degli operatori economici. 

L’incremento dell’attività di queste imprese potrebbe oggi contribuire a combattere la crisi economica.

Ad esempio, importanti contributi per la ripresa economica potrebbe aversi mediante la realizzazione e l’attuazione di piani nazionali e/o regionali per la termovalorizzazione dei rifiuti urbani, per la bonifica dei siti contaminati, per la depurazione dei fiumi, per la dissalazione e la potabilizzazione delle acque.

Sono interventi di carattere strutturale al pari delle infrastrutture stradali.

Si registra, invece un atteggiamento ostile e talvolta vessatorio nei confronti di questa categoria.

È vero che talvolta alcune imprese operano al di fuori delle norme, inquinando invece di disinquinare.

Tuttavia, mi chiedo qual è la quella categoria che non ha nel suo paniere delle mele marce? Basti pensare all’evasione fiscale. Queste imprese, come gli evasori, vanno “scovate” e punite severamente.

Parlando invece delle imprese di difesa dell’ambiente “sane” e “rispettose” delle leggi e delle regole, va detto che esse molto spesso non vengono premiate e tenute in considerazione.

Ci sentiamo molto spesso trascurati.

Eppure, anche queste imprese hanno, come le imprese manifatturiere, tutte le medaglie ed i “pezzi di carta”, come ad esempio: le certificazioni ambientali, modelli organizzativi basati sulla responsabilità degli amministratori e, per non parlare, del fardello del carico burocratico – amministrativo e delle pesanti sanzioni penali.

Possiamo dire che si hanno molti oneri, pochi onori e scarsi supporti creditizi, finanziari e fiscali. Ripeto la Green Economy può giocare un ruolo non secondario nella scelta delle iniziative e delle decisioni per la ripresa economica.

In tale ambito sono anche necessari strumenti agevolativi, in grado di dare le giuste motivazioni alle imprese per investire in ricerca e tecniche sempre più finalizzate alla difesa dell’ambiente dagli inquinamenti.

 

 

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