La Dott.ssa Ferruzzi al Convegno:"Acqua pubblica,gestione industriale"
14/07
Proposte Anida per l’attuazione della riforma dei servizi pubblici locali.
La riforma della società mista delineata dal decreto Ronchi diventerebbe uno strumento “efficace” ed “efficiente” per contribuire al rilancio produttivo di questo settore, qualora venisse integrata e completata con la condivisione delle seguenti sei proposte:
1. il 40% che apporta il socio privato deve essere utilizzato come aumento del capitale sociale, cioè deve restare in casa rigenerando il capitale sociale e non dato all’ente pubblico proprietario della ex-municipalizzata soprattutto con l’attuale manovra economica del Governo che ha tagliato, tra l’altro, i fondi agli enti locali. Il 40%, insomma, non dev’essere utilizzato per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici o per altri fini;
2. la società mista cosi costituita non deve perdere la concessione in atto ma deve conservarla fino alla scadenza;
3. i soci della società mista devono poter realizzare, purché ovviamente abbiano i requisiti di legge, gli impianti connessi al servizio, i quali devono essere indicati espressamente nel bando di gara, che avrà un doppio oggetto: scelta del socio privato che sia nel contempo un soggetto costruttore o gestore e non un soggetto esclusivamente finanziatore;
4. la società mista deve poter partecipare alla società di progetto, con le banche per finanziare le opere da realizzare. La società di progetto è prevista dall’art. 156 del codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni ed integrazioni). Poiché la quota di partecipazione alla società di progetto con la banca si aggira normalmente intorno al 40% del capitale da finanziare, la società mista, in quanto partner della società di progetto, deve poter impegnare a questo proposito la dotazione finanziaria apportata dal socio privato, il quale cosi non paga due volte: 40% per entrare nella società mista e 40% per far parte della società di progetto in qualità di costruttore o gestore;
5.il socio privato della società mista deve gestire anche separatamente i singoli servizi pubblici di acquedotto, fognatura e depurazione costituenti il servizio idrico integrato in virtù del comma 13 dell’art. 2 del decreto correttivo del codice dell’ambiente (decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4), il quale ha abolito la “unicità” della gestione del servizio idrico sostituendola con il principio della “unitarietà”. Pertanto, si può ipotizzare la partecipazione, in qualità di socio privato della società mista, di più soggetti aventi ciascuno requisiti tecnici ed operativi inerenti non l’intero servizio idrico ma i singoli segmenti del servizio stesso quali l’acquedotto, la fognatura e la depurazione;
6.l’ultima proposta, ma non la meno importante, riguarda la tariffa del servizio idrico. Va sottolineato che essa rispetto alle altre tariffe dei servizi a rete ha in più una duplice caratteristica: garantire la qualità della risorsa idrica e contribuire alla difesa dell’ambiente dall’inquinamento degli scarichi. Queste caratteristiche si aggiungono a quella di base nota come “solvibilità economica” del servizio. Le gestioni del servizio idrico devono essere remunerative per gli operatori del settore, nonché capaci di generare risorse adeguate per far fronte agli impegni assunti o da assumere verso il sistema bancario riguardanti il finanziamento dei piani di investimento. I finanziamenti devono essere chiaramente vincolati ai fini della realizzazione delle opere, come ad esempio degli impianti di depurazione degli scarichi delle città italiane per adeguarli ai ristretti limiti delle direttive comunitarie sulla qualità della risorsa idrica e sul riutilizzo delle acque depurate. Questo obiettivo rientra, assieme al riutilizzo dei rifiuti, nelle categorie inderogabili e necessarie di una moderna, efficace ed efficiente politica di tutela dell’ambiente.
In conclusione, in aggiunta ad un quadro normativo che sia chiaro e coerente in materia di affidamento del servizio idrico, si sente la necessità di una revisione della regolazione tariffaria, la quale susciti interesse imprenditoriale ed effettiva concorrenza scongiurando sul nascere il fenomeno dell’incesto tra cugini, cioè l’acquisto del 40% delle società miste da parte di società pubbliche già quotate.
Avremmo in tal caso una nuova forma di pubblicizzazione del mercato a dispetto dei principi di base della riforma Ronchi che parla, invece, di privatizzazione e di liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici locali.